Prevenzione e pandemia: non sprechiamo un patrimonio di salute

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L’onda del Covid-19 ha messo a dura prova anche i servizi di screening. Ma fra mille difficoltà è ora di ripartire

L’impatto della pandemia Covid-19 si è fatto sentire anche sugli screening oncologici, imprimendo una brusca frenata a servizi essenziali per la salute pubblica e per milioni di donne. Secondo i dati del 2020, resi noti dall’Osservatorio Nazionale Screening, rispetto all’anno precedente si sono registrati ben 4 milioni di inviti in meno e 2,5 milioni di esami in meno, con un ritardo di 5 mesi nell'effettuazione degli screening. Questa situazione è comune, se non più critica, nella gran parte dei paesi in Europa.

Le conseguenze

Questo rallentamento ha almeno tre implicazioni negative.

La prima: alcuni esperti temono che le mammografie, colonscopie e Pap test mancati si tradurranno in un aumento delle diagnosi di tumore tardive, malattie scoperte in fase meno precoce di quanto avrebbe potuto essere (e, dunque, più complesse da curare). 

La seconda: se negli ultimi anni si era riusciti faticosamente ad aumentare le coperture e l’adesione agli screening, questa battuta d’arresto potrebbe compromettere il lavoro fatto e incidere negativamente anche sulla consapevolezza di tante donne.

La terza: l’emergenza pandemica ha rappresentato un evento eccezionale, ma la sospensione, in molte regioni, delle prenotazioni e dei controlli per la diagnosi precoce dei tumori più diffusi è un segnale pericoloso, che pone la prevenzione in secondo piano, molte attività di screening sono passate a un livello di priorità più basso. È un segnale che va invertito, perché mai come ora è chiaro che la prevenzione è uno strumento primario per il benessere delle persone e per la sostenibilità del sistema salute nel suo complesso.

A cosa servono gli esami di screening?

Come accade in ogni campo della medicina, arrivare prima ad una diagnosi aumenta le probabilità di cura. Questo è particolarmente vero per i tumori. Gli screening oncologici sono uno strumento straordinariamente efficace, se pensiamo che quasi un terzo delle diagnosi di tumore deriva proprio dai controlli programmati.

I test disponibili

Nello specifico, lo screening mammografico e quello per la diagnosi del tumore del colon riguardano donne e uomini di età compresa tra 50 e 69 anni (ma alcune Regioni hanno già ampliato il range di età). Mentre l'Hpv-Dna test è garantito alle donne da 25 a 64 anni. Ad oggi le ultime stime indicano che circa il 30% delle nuove diagnosi di tumore derivi proprio dalle attività di screening.

La ripartenza

Ecco perché la raccomandazione a tutte le donne è di non perdere un’occasione di salute, accogliendo l’invito agli screening, contattando il medico o i servizi territoriali per recuperare gli appuntamenti persi. Anche questo fa parte di una vera ripartenza!

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