Studio P.I.N.K.: 50mila donne per una diagnosi più precisa del tumore al seno

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Arrivare prima. E, se necessario, curare meglio. Sono questi gli obiettivi dello Studio P.I.N.K (Prevention, Imaging, Network and Knowledge), il progetto di ricerca nazionale sulla diagnosi precoce del tumore al seno, promosso dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifc) e sostenuto da Fondazione Umberto Veronesi. Dedicato alla diagnostica oncologica e alla medicina personalizzata, lo studio sta confrontando le diverse tecniche di diagnosi del tumore al seno per identificare l’approccio di prevenzione più efficace per ogni donna, in base al suo profilo di rischio, tenendo conto di parametri clinici, della familiarità e dello stile di vita.

Il progetto parla il linguaggio innovativo della medicina di precisione, che mira a ottimizzare diagnosi e cure, studiando i provvedimenti che sono più efficaci per una data categoria di persone (ed evitando quelli inutili). Il tutto a partire dalla diagnosi precoce del più diffuso tumore femminile, quello della mammella, che soltanto in Italia colpisce ogni anno oltre 53mila donne. A partire dal 2018, lo Studio P.I.N.K. si propone di reclutare 50.000 donne nell’arco di tre anni e mezzo, per capire quale tecnica di diagnosi per immagini, tra mammografia, ecografia e tomosintesi, da sola o in combinazione (imaging integrato), può essere più adatta a ogni donna per scoprire prima la presenza di un eventuale tumore.

Dopo la fase di avvio, e a poco più di due anni dall’inizio dei lavori, sono state reclutate oltre 23mila donne, che hanno effettuato un percorso di imaging integrato (quasi tutte in assenza di sintomi). In 155 casi, è stato registrato un esito positivo. Un dato che porta Sabrina Molinaro, responsabile della sezione di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari del Cnr, ad affermare che «l’imaging integrato ha portato a scoprire il 22.6 per cento di casi sospetti in più rispetto alla sola mammografia». Per ora, comunque, trattasi di dati preliminari. Il reclutamento e l’attività di screening e raccolta dati proseguono, al fine di irrobustire un prezioso patrimonio di informazioni che potranno tornare utili per rafforzare una nuova concezione della prevenzione oncologica.

Il team di ricerca infatti si propone di ampliare la portata dell’indagine, aggiungendo tre tasselli importanti al progetto: creare una biobanca integrata per associare immagini diagnostiche e storia clinica delle persone; includere un’analisi dosimetrica per registrare in modo preciso l’esposizione a radiazioni durante le procedure diagnostiche; indagare sugli stili di vita e sull’alimentazione, studiando quanto aumentino o riducano il rischio individuale di ammalarsi di tumore al seno. Questi tre «petali» - aggiunti al nucleo centrale dello Studio P.I.N.K. - mirano a raggiungere l’obiettivo condiviso dalla comunità scientifica. «Il carcinoma del seno resta per le donne la sesta causa di morte, con quasi 13mila vittime stimate nel 2020 in Italia», commenta Paolo Veronesi, direttore delle divisione di senologia chirurgica dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e presidente di Fondazione Umberto Veronesi. «I dati di sopravvivenza sono migliorati costantemente, grazie alla ricerca sulle terapie, alla diagnosi precoce e anche grazie al grande impegno delle donne. Crediamo che lo Studio P.I.N.K. sia un tassello importante per trasformare il tumore al seno in una malattia superabile nella stragrande maggioranza dei casi».

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